La strategia del Portfolio

di Marco Indraccolo

4' di lettura

imaecenas_mecenate_portfolio_guide

In realtà non ho granché da dire a riguardo, e penso che questo articolo risulterà anche molto più breve dei miei soliti papiri babilonesi o pergamene del Mar Morto.

Dico ciò perché la mia esperienza sull’argomento è circoscritta al portfolio come presentazione di un progetto (di gruppo), anziché come presentazione di un artista (la sua versione più classica).

Non solo: è mia opinione che non esista la pietra filosofale dei portfolio, e chi millanta il contrario non so quanto sia effettivamente di aiuto (mi piacerebbe però conoscere uno dei fratelli Elric!).

Per me creare un portfolio è come scegliere la formazione di una squadra di calcio.

 

NO, ASPETTA. Esempio sbagliato! Io odio il calcio.
Riproviamoci…

 

Per me creare un portfolio è come fare una scheda per un personaggio powerplayer in un GdR, o scegliere il TagTeam in quei giochi RPG/Strategici su cellulare come Magic Rush.

(Già meglio)

Insomma, tutto si basa su una strategia dietro che parte dalla valutazione dei propri punti di forza, dei risultati che si vogliono raggiungere e dei nemici che si vogliono sconfiggere!

Insomma, tutto roba alla Shikamaru, Ozymandias e L…

Per tale motivo dico che non esiste una formula, in quanto è totalmente soggettivo.

In questo caso dunque posso solo riassumervi la nostra strategia, che può essere da voi riutilizzata, rivista e modificata, oppure derisa e buttata nel cestino.

imaecenas_mecenate_portfolio_banner

PREMESSA: in quanto il portfolio è un biglietto da visita, deve essere curato nei minimi dettagli. Per quanto riguarda il materiale stampato, dovete avere dunque alle spalle un lavoro tipografico fatto bene (come ho suggerito negli scorsi articoli, leggere QUI!).

 

Punto A: IL FORMATO.

I nostri lavori rientrano tutti all’interno di un A4.
Inizialmente pensavamo che, in quanto il portfolio è una sorta di “mostra ambulante”, la soluzione migliore fosse inserirli proporzionati in A3. Un formato dunque più grande del prodotto finito, mirato ad enfatizzare il materiale artistico e migliorarne la consultazione.
Si presenta però un grande pericolo: oltre a mettere in risalto i pregi, evidenzia anche i difetti del lavoro.
Inoltre potrebbe fuorviare editor ed editori impedendo loro di visualizzare fin da subito il prodotto che proponi.
Per questo motivo siamo passati alle dimensioni 1:1, ovvero il formato originale.

 

Punto B: LA CUSTODIA.

Dopo un’esperienza non felice con una cartellina gigantesca, scomoda da portare, aprire e presentare (Alberto dirà sempre “io lo avevo detto”), abbiamo alla fine optato per un raccoglitore, più facilmente trasportabile e sfogliabile. Attualmente ne stiamo cercando una versione professionale con cerniera, ed esteticamente migliore. Preferiamo spendere qualche soldo in più ma avere un prodotto ottimale che utilizzeremo a lungo, anche per altri progetti. Se conoscete qualche modello fateci sapere!

 

Contenuto 1: IL PITCH.

Presentazione sintetica, scritta, dell’idea del progetto (circa 500 caratteri, spazi inclusi). In poche righe dobbiamo catturare l’attenzione dell’editor/editore, principalmente come originalità e vendibilità dell’idea. Rappresenta l’elemento più difficile da realizzare e va generato alla fine del lavoro (in coda all’articolo spenderò qualche parola sull’ordine di montaggio del portfolio).
Per quanto difficile, però, è un documento dovutamente studiato e preparato, pensato per rispondere subito alle domande che sicuramente verranno fatte senza dover quindi rispondere verbalmente improvvisando.

 

Contenuto 2: LE TAVOLE.

Il fiore all’occhiello del nostro lavoro, l’asso nella manica, la punta di diamante.
Dopo il pitch abbiamo scelto di inserire le tavole complete realizzate, come dimostrazione (DEMO per i più nerd) del prodotto finale che andiamo a promuovere. Questo perché riteniamo importante mostrare subito, dopo aver spiegato l’idea, come abbiamo scelto di realizzarla graficamente.
Sono consapevole che alcuni in realtà sostengono che prima debbano essere inseriti gli studi, come presentazione formale più adeguata, ma la vedo una cosa troppo accademica. L’editor alla fine vuole vedere “la sostanza”, e io non voglio far perdere tempo a nessuno, come non lo voglio perdere io. Procrastinare le tavole potrebbe concederci più tempo di esposizione, ma anche annoiare.
ALL-IN e via!

 

Contenuto 3: LA SINOSSI.

Dopo l’idea e la sua resa grafica, inseriamo una sinossi al meglio sviluppata (circa 1800 caratteri, spazi inclusi) a dimostrazione della chiarezza e completezza della storia. Nel 99% dei casi non verrà letta (potreste scriverci “caccapupù” all’infinto), ma la sua presenza realizzerà già di per sé lo scopo.
Inoltre, il fatto di avere il quadro completo della trama implica che abbiamo una visione d’insieme anche dell’intero progetto, soprattutto come dimensioni.

 

Contenuto 4: GLI STUDI.

Personaggi, luoghi, elementi di ambientazione, etc…
Secondo questo ordine riportiamo in una versione di “bella” tutto il lavoro preliminare fatto, sia per evidenziare le sfaccettature del progetto, sia come dimostrazione del lavoro che sta dietro al materiale visto fino a quel momento nel portfolio.

 

Contenuto 5: LE TAVOLE ORIGINALI.

Se esistono, le inseriamo in coda. Costituiscono la parte tecnica che molto spesso gli editor amano poter valutare. Dunque se non ricorriamo completamente al digitale, tutto ciò che è realizzato tradizionalmente DEVE essere inserito, e in quanto DEVE essere inserito DEVE essere anche al meglio realizzato.
Non a caso sto continuamente col fiato sul collo di Alessandro per le sue inchiostrazioni, che sono bellissime ma che odio quando smonta le tavole facendo ogni vignetta su un foglio a parte!
*GRRRRRRR!!!!!*

 

FINE.

 

Prima di chiudere un’ultima cosa:

Punto C: L’ORDINE DI MONTAGGIO DEL PORTFOLIO.

Tralasciando le tavole originali, il nostro portfolio segue un ordine quasi completamente contrario al lavoro che abbiamo svolto.
Infatti noi siamo partiti dallo sviluppare gli studi per poi finire al pitch!

È paradossale, come la storia di River Song e del Dottore, però ci piace e ci torna razionalmente!
(A differenza del 80% del lavoro di Steven Moffat)

 

Buon Portfolio a tutti!

Contattaci

Consenso al Trattamento di Dati personali ai sensi dell’art. 23 del DLgs n. 196/2003