“Salve, io sono il COORDINATORE.”

di Marco Indraccolo

5' di lettura

Cioèèee???!!111

 

Le reazioni del mondo del fumetto a questa mia risposta sono davvero uniche.

Sarei curioso, per esempio, di vedere tramite le vostre webcam (stile trailer reaction) la smorfia che fate quando scorrendo il sito vi passa di fronte il mio avatar con sotto scritto:

 

 

Tranquilli, oramai sono abituato.

Sono stato forgiato dalle varie esperienze avute fino ad ora, soprattutto con gli editor.

Dopo le presentazioni classiche:

 

«Lui è lo sceneggiatore»/«Salve, piacere!»

«Ecco il disegnatore»/«Ahh… ecco il disegnatore!»

«E lui chi sarebbe?»/«Il colorista: il progetto è a colori, infatti…»/«Ah già, è vero…»

 

il mio turno è sempre un momento topico, mix di perplessità (non mia) e divertimento (sì, questo mio).

Mi guardano con un’espressione che lascia trapelare un chiaro “… OK. E tu chi cazzo saresti?”
E io educatamente rispondo.

 

«Salve, io sono il coordinatore.»

 

SILENZIO.
(Breve ma intenso, eloquente direi.)

 

C’è chi momentaneamente glissa con un bel “Ah ok, giusto! Il coordinatore…” ZERO CREDIBILE.
C’è chi sfoggia battute come “E come minimo vorresti essere anche messo tra i nomi di copertina!” BOIA CHE TRISTEZZA.

E poi c’è chi invece, giustamente incuriosito dalla visione di questo animale raro e leggendario (tipo Articuno), chiede informazioni aggiuntive.
Un editor giovane e molto preparato, qualche anno fa, replicò:

 

“E a cosa servirebbe un coordinatore nella creazione di un fumetto?”

 

Data la mia formazione e alcune mie predisposizioni, rispondere risultò semplice in quanto nella mia visione il ruolo che ricopro è molto chiaro.

La realtà oggettiva mondiale mi sbatte però in faccia, ogni benedetta volta, che non è così per tutti quelli che non sono me.

Colgo quindi l’opportunità offertami da IL MECENATE per poter svelare le mistiche e arcane attività che svolgo quotidianamente nella gestione dei progetti iMaecenas.

In una serie di articoli attraverserò le principali dinamiche di coordinamento, in un percorso mirato (spero) a far comprendere perché, a mio avviso, il coordinamento è un ruolo fondamentale.

Come prima cosa, tengo particolarmente a rispondere a quella fatidica domanda:

 

“A cosa serve un coordinatore?”

 

La risposta è sia il risultato di tutti gli articoli che farò sia l’inizio di questo percorso.

 

Dietro al Fumetto vi è un mercato, basato dall’alba dei tempi sul rapporto domanda-offerta.

L’offerta, dettata fin troppo spesso dalla domanda, si concretizza in prodotti che mirano
a soddisfare il più possibile le esigenze del consumatore al fine di massimizzare gli introiti.

Purtroppo (o meno male), quella del fumetto non è una realtà artigianale che vede al suo centro l’espressione artistica, bensì è un’industria;
l’industria del Fumetto, che sforna milioni di fogli e bit dalle infinite diversità che ogni giorno raggiungono la popolazione mondiale.

E in quanto industria, non può sfuggire alle sue dinamiche classiche: Processi, Qualità, Risorse, etc

 

È in questo scenario che entra in gioco un coordinatore: una figura che, con una visione d’insieme adeguata, permette alle varie sfere di coesistere, interagire e lavorare al meglio, garantendo professionalità e qualità del prodotto.

Nel mio caso, sento di poter fornire importanti conoscenze ingegneristiche di processo che potrebbero fare la differenza in determinati casi limite, quale il tentativo di un giovane autore di emergere.

 

“Cammino in questo mondo sentendomi come un astronauta giunto su di un pianeta alieno,
e devo confessare che la cosa mi diverte. Sono curioso di esplorarne i meandri più reconditi
per portare alla luce meraviglie perdute e nuovi tesori,
ma anche per stanare mostri che famelici si annidano nelle tenebre.
 

E se per caso questo pianeta fosse ancora vivo, mi accetterà o proverà a rigettarmi?”

 

Tra i molti tentativi di risposta questa versione è quella che mi sta più a cuore, in quanto forse mi rappresenta.
Scritta di getto nonostante volessi mantenere un tono molto “quadrato” e specifico, lentamente sfuma verso altri toni, accordati con la sensazione che mi porto costantemente dentro, che ribolle in fondo allo stomaco e che talvolta fa star bene ma che spesso diviene frustrazione.

 

 

Lasciando in un angolo questa risposta con piccola parabola annessa (che al momento non è certo di aiuto), torniamo al ruolo di coordinatore aggiungendo un’ulteriore parola.

 

Coordinatore DI PROGETTO.

 

Ne cambia il significato? In che modo?

Come sempre, le definizioni sono l’arma finale per la comprensione. Il Dampyr o il Blade o il Van Helsing dell’ignoranza.

 

 

Il mio agire, anche nell’ambito di questi articoli, non può essere decontestualizzato né lo desidero: ovvero scriverò sempre con riferimento alla mia esperienza e alla mia situazione attuale.

A tal proposito inserisco il termine PROGETTO e ne do una definizione, perché nell’Underworld degli autori emergenti l’iniziativa è fondamentale.

Salvo per pochi eletti, l’editoria se ne frega e non si mescola con la marmaglia di autori che novizi si vogliono affacciare alla loro realtà.
L’editoria vive la sua vita, autonoma e indifferente. Persegue i propri interessi senza deviare da quelle che sono le sue consuetudini.

Dei cavalli coi paraocchi. (Ok, mi sono giocato qualsiasi possibilità di pubblicazione… ARGH!)

Essere visti, ascoltati, notati rappresenta forse il primo grande ostacolo a cui deve far fronte quella nullità dell’esordiente e, per questo, egli dovrà smanacciare, sbracciare e sgomitare.

Crearsi dunque delle opportunità, le quali molto spesso passano per un PROGETTO.

Non per forza questo progetto deve essere di gruppo, può essere anche individuale, ma c’è da tenere di conto molti fattori.

Sicuramente portare avanti un lavoro da soli comporta una maggiore facilità di gestione e poche difficoltà decisionali.

Quello che voglio sottolineare, però, sono alcuni aspetti intrinsechi del progetto. (Riguardate l’immagine sopra della definizione).

 

INIZIO e FINE contro INSIEME DI ATTIVITA’ CORRELATE.

 

Si parla già di tempi e compiti da svolgere.

Domandatevi:

 

“Dal basso della vostra inesperienza,
pensate di essere competitivi rispetto ad altri esordienti
e rispetto anche ai professionisti?” 

“Pensate di riuscire in tempi validi a realizzare il vostro progetto,
ricoprendone al meglio tutti i suoi aspetti?”

 

 

Personalmente, risposi con una gran bel NO.
Non ero e non sono assolutamente in grado, da solo, di poter competere con la realtà in cui mi voglio affacciare.

I miei progetti sono dunque volutamente di gruppo, dove ognuno ha delle mansioni, delle responsabilità e un determinato potere decisionale.

Per quanto mi riguarda devo, per l’appunto, definire al meglio il progetto identificando gli obiettivi e le tempistiche, determinare il gruppo di lavoro e gli strumenti a cui attingere e mantenere una costante overview su tutte le dinamiche, al fine di rendere il tutto, oltre che possibile, vincente.

 

COORDINARE.

 

Beh… facile a dirsi ma difficile a farsi!
E per coloro che vogliono portare avanti un progetto da soli (anche giustamente direi), dico:

 

“Non pensate di farla franca: dovrete essere prima di ogni cosa coordinatori di voi stessi!”

 

Sinceramente però, questa è un’attitudine che vedo raramente in questa sfera lavorativa.

Chissà che gli stupidi consigli che fornirò nei prossimi articoli non possano aiutare davvero qualcuno…

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