Soggetto VS Progetto (e non solo)

di Marco Indraccolo

7' di lettura

Nell’ultimo articolo ho provato a convincervi che quel che faccio abbia un senso e un valore.
Vediamo se in questo articolo riesco a fare di meglio!

Dopo aver dato la definizione di progetto (spiegando anche come mai rappresenta un elemento cardine per un esordiente e BLABLABLASTICAZZIANTANI), voglio adesso invece catapultarvi in mezzo all’azione.

No vabbè, scherzavo. Non proprio azione.

Semplicemente proverò, tramite alcuni esempi e scenari, a farvi comprendere l’insieme delle variabili in gioco con alcune dinamiche classiche.

Partiamo da un cliché, dicendo (come può capitare) (come ho fatto io):

 

“Voglio fare un fumetto!”

 

Un po’ vago, no? Che dite?

Ma esiste un punto di partenza?
Secondo me sì, e vi propongo anche un percorso.

 

Il Soggetto vs il Progetto

 

 

È il soggetto a determinare un progetto o un progetto che porta alla definizione di un soggetto?

Penso che esistano entrambe le situazioni, ma una di certo esclude l’altra.

Avere un soggetto da sviluppare è sicuramente un grande vantaggio.
L’idea e l’originalità sono spesso la carta vincente, e costruire attorno ad esso un progetto è sempre e assolutamente possibile.

Partire da un soggetto significa molto spesso anche partire da qualcosa “che si sente”… qualcosa di personale… un elemento che gioca un grande peso in termini di determinazione e sacrificio.
Ognuno di noi vuole vedere realizzate le proprie idee ed è disposto a concedersi maggiormente per vederlo accadere.

Sviluppare un soggetto è, però, quasi sempre la tendenza dell’inesperto, il quale incorre in perigliosi rischi.

Può non costruire il progetto adeguato per quel soggetto…
Può non essere al momento in grado di sviluppare il progetto del soggetto…

Ma il pericolo più grande è che, difficilmente, quel soggetto che tanto ama risulterà un cibo appetibile per gli squali dell’editoria.

Ricordate il discorso sull’attirare l’attenzione?

Perché dovrebbero essere interessati al vostro progettino del cuore pucci-pucci?

Quando magari la tendenza del momento è l’horror, o il demenziale, o i libri per bambini…?

Ecco che emerge il più grande CONTRO di questa dinamica.
Chi è già affermato può perseguire più spensieratamente questa via, sia perché ha già maturato una ragguardevole esperienza sia perché ha molto meno da perdere.

Vedete Gianluca Pagliarani e i Blasteroid Bros e il loro “The Shadow Planet”…
Vedete Recchioni e tutti i suoi progetti… (che se il mercato italiano fosse una partita di Risiko, avrebbe quasi conquistato 77 stati! LOL!)

Loro hanno credibilità e sono sostenuti dalle realtà editoriali nei loro slanci propositivi.

A noi invece non ci caga nessuno!
Nonostante potremmo avere idee o quant’altro, magari anche migliori delle loro.

A tal motivo è necessario fare buon viso a cattivo gioco e sconfiggerli con le loro stesse armi.

(A volte parlo come se fossero certezze le mie. No! Sono solo le mie attuali convinzioni, frutto di tutta la merda spalata fino ad ora.)

 

Dunque… dicevo… le loro stesse armi!

 

Partiamo dal definire un progetto per poi arrivare solo in seguito al soggetto. Agire in questo modo avrà di certo una spinta meno spontanea, in quanto sarà tutto studiato a tavolino, ma le probabilità di fare centro, indubbiamente, saranno maggiori.

 

Target, genere, formato

 

 

A prescindere da dove iniziate, il target, il genere e il formato sono variabili da determinare fin da subito.

Ma del tipo che hanno un’importanza tale da fare la differenza tra un progetto da deletare come le mail nella casella spam (ovvero senza nemmeno aprire la casella) e un qualcosa di professionale.

Studiare, analizzare e approfondire al massimo questi aspetti lascerà un marchio indelebile e visibile a tutti.
Un segno di preparazione, capacità e lungimiranza.

Proseguiamo però secondo il percorso fatto fino ad ora che, vedendoci come esordienti, ci ha portato a scegliere il PROGETTO prima del SOGGETTO (se ancora non lo avevate capito!).

Per poter cominciare a sfaccettare e delineare questo soggetto c’è dunque da affrontare queste tre prove bibliche.

Si parte dal TARGET e dal GENERE (intimamente legati tra loro) e dalle domande di sempre:

 

“Chi sta comprando, ora come ora, più fumetti?”

“Quale è il genere più in voga del momento?”

 

Sì, sono domande che si pone un editore… C’è da fare ricerche, informarsi, seguire le tendenze e i successi del momento, perché cavalcare un’onda è molto più semplice di crearne una nuova.

Come sempre, l’informazione è potere.

Tutto ciò non è facile, lo capisco molto bene. È un lavoro di fondo che va portato avanti con costanza nel mezzo della quotidianità.

Seguire gruppi e pagine su Facebook.
Leggere recensioni.
Ricercare nomi di autori e di opere.
Passare del tempo nelle fumetterie e librerie ad osservare cosa c’è su quei dannati scaffali.

Non sembra proprio (perché non lo è) un’attività di cui si può fare una bella imbuzzata, in pieno stile giorno prima di un esame. Ci vuole tempo e fa parte di quell’esperienza che si matura lentamente.

Fatto sta che ci deve essere lo sforzo, la propensione, di pensare in questa direzione, perché il rischio è troppo alto. In gioco c’è il vostro tempo e forse anche il vostro futuro.

Se volete offrire un prodotto, dovete pensare a qualcosa che sia applicabile al mercato attuale, moderno, fresco, VENDIBILE.
Sempre più si ricerca l’immediatezza per esempio, e allora si deve sviluppare qualcosa di breve, semplice e veloce.

I Misteri di Onirica purtroppo si è rivelato, in molteplici occasioni, inadeguato.
Un fantasy in un momento di stallo per il fantasy. Soprattutto in Italia.
Un progetto di almeno 200 tavole, sviluppate da quattro esordienti.

 

Devo continuare?

 

Mi fa male scrivere queste cose, ma c’è da fare i conti con la dura realtà.
Non eravamo pronti e forse non lo siamo tutt’ora, però stiamo cercando di imparare dai nostri errori e con questi articoli spero di tramandare qualcosa (ahimè non la trasmigrazione attraverso Satori), nella speranza di aiutarvi nell’evitare qualche delusione.

Riassumendo, si definisce la natura e a chi sarà destinato il progetto che andiamo creando.

Fatto ciò, si passa a valutarne il FORMATO. “Perché?” vi chiederete.

In effetti è una questione tecnica che inciderà pesantemente nella fase di produzione del prodotto, ma la sua definizione ha un peso anche in termini di marketing. Perché non valutarla fin da subito, allora?

Definire il formato prevede sopravvivere ad una cascata di domande (mi ricorda la cascata delle skill nel GdR Exalted).

  • Cartaceo o digitale?

Scelta che influenzerà pesantemente lo storytelling, in quanto la narrazione dovrà essere affidata o alle pagine o allo scrolling.
Il mondo digitale ha delle regole proprie, tra cui privilegiare alcuni generi di opera.
L’importante è, a quel punto, capire anche come promuoverlo e distribuirlo (ma questo sarebbe un altro articolo).

Per la versione cartacea, proseguiamo nella cascata.

  • Dimensioni della pagina?

Le dimensioni sono generalmente in stretta connessione col mercato a cui è destinato il prodotto. Non è obbligatorio, ma una pagina 17×26 cm è un formato americano (comics); pagine grandi come un A4 o più, magari anche cartonati, sono facilmente associabili al fumetto francese; formati 17×24 sono classici per le graphic novel e per l’editoria generica (molto utilizzati in Italia); il 16×21 cm è molto tipico italiano (vedi Bonelli).

Rispondere vuole dire anche cominciare a definire a quale casa editrice proporre il progetto. Una cosa che non si immagina è quanto un formato scelto precluda la possibilità di pubblicazione con una casa editrice. Perché dovrebbero modificare per voi un loro processo produttivo consolidato? Hanno rapporti decennali con tipografie. Hanno lettori affezionati. Hanno prodotti riconoscibili dal formato stesso.

Anche se avete tra le mani lo One Piece, potreste aver sbagliato tutto non valutando un formato adeguato.
Direi meglio sceglierlo subito…

  • Genere?

Ma non ne avevamo già parlato? (AHAHAH)
Sì, ma anche qua formato e genere sono strettamente interconnessi. Purtroppo non è possibile scindere determinate valutazioni (e infatti è rientrato tutto nel solito paragrafo di questo articolo).
Essendo il formato molto caratteristico di determinati mercati, e determinati mercati molto caratteristici di determinati generi, ecco che il formato e il genere diventano culo e camicia.
Supereroistico? Formato americano.
Fantasy storico o fumetti per bambini? Cartonati alla francese.
Non sono forzate queste associazioni, però molto indicative. Usiamole come bussole per muoversi in questi oceani sconfinati.

  • Numero volumi e pagine?

Anche qua, un unico volume bello corposo potrebbe rientrare nella categoria graphic novel. ZAC! 17×24 cm.
Miniserie??? Proseguirei con… Miniserie all’americana???? Beh… scontata la risposta.
Due o tre volumi di 60/80 pagine? Ma guarda un po’, proprio come fanno in Francia…

 

Ragazzi, potrei continuare, ma spero di avervi lasciato intuire quanto quelle che sembrano decisioni superficiali e rimandabili siano in realtà cose da definire prima ancora di pensare a un soggetto.

 

 

Bene! Pensate, riflettete, traete le vostre conclusioni e dateci sotto con i vostri progetti!

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