TIPOGRAFIA: 2 cose da non fare

di Marco Indraccolo

7' di lettura

Avete presente quando, qualche articolo fa (QUI), vi preannunciai che c’era ancora un aneddoto da raccontare?

Se non avete presente, dovete per forza subito rimediare. (Ho detto QUI!)

Se state leggendo, vuole dire che non mi avete cagato e avete continuato a scorrere le righe.
Tranquilli, avete fatto bene, perché quanto sto per raccontare può essere goduto (e sbeffeggiato) anche da solo.

 

Più volte ho detto che siamo seri e professionali.
Più volte ho elogiato il nostro impegno.
Più volte mi sono riempito la bocca di belle parole sul nostro lavoro.

 

La realtà è che siamo dei NIUBBI!

Che vuol dire niubbo???

È una parola italianizzata, gergale, derivante dall’inglese NEWBIE che si riferisce a quegli utenti principianti (soprattutto nei giochi online) che sono sempre fonte di derisione dell’utente esperto.

Esistono anche molte altre varianti, che derivano da un’evoluzione molto più complessa della parola, tipo:

newbie – n00b – naab – nabbo (nuovamente italianizzato) – nabbone – nabbone di merda!

 

Quindi potete chiamarci anche NABBONI (senza aggiungere altro).

E non mi vergogno nel riportare molte delle nostre inesperienze, in quanto ammettere il contrario significherebbe mentire.

Penso faccia parte di quella parola che altre volte ho utilizzata: credibilità.

Nessuno nasce imparato. Si apprende dalle proprie esperienze, costellate molto spesso da fallimenti.
Voglio raccontarne alcune proprio nella speranza di trasmettere un’immagine di iMaecenas più reale possibile, senza filtri o ancor peggio omissioni.

E’ facile nascondere gli scheletri nell’armadio; sembrare tutti bravi e bellini.
Sfido chiunque però a negare che nella propria casa, da qualche parte, non ci sia un gruppo di cadaveri ben seppelliti.
Altro che scheletri!
Talvolta il puzzo si sente da molto lontano…

Non è questo ciò che voglio invece per il nostro gruppo.
Piccoli, onesti e profumati.

 

Dunque, riprendendo il titolo (per arrivare anche all’aneddoto), l’argomento di questo articolo è la tipografia, assieme ad alcune cose da non fare quando ci si vuole approcciare ad essa (sottintendendo che noi le abbiamo fatte >_<).

 

 

NON RIMANDARE LA TUA PRIMA VOLTA IN TIPOGRAFIA

 

Se vuoi fare un lavoro fatto bene deve essere curato dalla A alla Z.
La Z in questo caso è la stampa e come ultimo step produttivo è mooolto facile che venga trascurato.

La ragione principale per cui (credo) accada ciò è che, per un niubbo, stampare sia una questione molto semplice e immediata.

“Si dai raga! A stampare ci pensiamo poi, quando siamo pronti… andiamo da una tipografia seria, e ci pensano loro a farci un capolavoro!”

Come se fosse possibile trovare le tipografie ad occhi chiusi, no?
Uno esce di casa per un gelato e “TOH! Una tipografia! Proprio quello che mi serviva!”

 

NO. Credetemi, non è così.

 

La mia esperienza, nella mia città, è stata quella di googlare “tipografia Livorno” ed ottenere tre risultati in croce, i cui siti non permettevano bene di capire se fossero cartolerie, tipografie o altro.

Che poi la domanda è anche: ma perché proprio una tipografia?
In prima battuta la risposta è perché libri e fumetti vengono lì realizzati, anche se in realtà questa frase è vuota.

Una risposta già più ponderata è che le tipografie probabilmente sono fornite di strumenti ed esperienza maggiori, adeguate e necessarie per realizzare un prodotto professionale, come richiesto infatti dal mercato editoriale.

E qui mi ricollego a qualche riga sopra.

Guardando i siti usciti come risultato Google, personalmente non riuscii a capire se quelle aziende possedessero ciò di cui necessitavamo (cose che in realtà ipotizzavo, non avendo un’esperienza pregressa… mi ero un minimo documentato però!).

Quindi per rispondere alle domande tipo “stamperanno in A2?” oppure “quanti tipi di carta hanno?” o ancora “saranno disposti a seguirmi per fare delle prove?”, dovetti cominciare a telefonare.

Ottenni solo risposte vaghe…

Non rimaneva altro che cominciare a girare la città andando di persona a scoprire cosa in realtà fossero.

 

Cominciate a capire che trovare una tipografia non sia una cosa un tantino immediata?

 

Immaginatevi quindi quanto possa risultare un palo in culo arrivare in prossimità di una consegna, con i tempi a disposizione rimasti all’osso, aver ingenuamente pensato che stampare fosse un gioco da ragazzi e comprendere poi, in realtà, di non sapere nemmeno da dove cominciare!

Che fare, dunque?

La cosa più semplice e più sbagliata dell’universo, e anche dell’Oltreverso (Riddick nel cuore).

 

STAMPARE A CASA.

 

Oddio sì, lo abbiamo fatto. Ed è proprio l’antitesi del “curare un progetto dalla A alla Z”.

Stampare è un processo critico e richiede il suo tempo e tutti i suoi crismi.

Pertanto il consiglio è di muoversi fin da subito nel ricercare la tipografia che fa al caso vostro e pianificare con cura quello che sarà il processo di finalizzazione su carta, come tempi e anche come costi.

Non farlo vi costringerà a improvvisare, facendo perdere di qualità il lavoro su cui avete investito, ma soprattutto rimanderà al futuro la vostra prima esperienza tipografica; e vi posso assicurare che più andrete avanti senza aver affrontato la questione peggio saranno le ripercussioni, perché (per la legge di Murphy) la situazione successiva sarà sempre la peggiore.

Tipo come è successo a noi.

(Finalmente il famoso aneddoto)

 

NON ANDARE IN STAMPA L’ULTIMO GIORNO

PRIMA DELLA CONSEGNA

 

Lucca Comics and Games 2016.

Venerdì 28 Ottobre primo giorno di fiera.

Giovedì 27 ultimo giorno disponibile per andare in stampa (per chi non possiede Stanze dello Spirito e del Tempo).

Lo staff della tipografia, gentile e professionale, ci aveva dato la disponibilità a stampare la mattina del giovedì, nonostante alcuni nostri ritardi. Era in attesa dell’ultimo file.

All’appello mancava “I Misteri di Onirica – Tavola 4 inchiostrata”, lavoro che chiudeva il portfolio e le folder contemplati per la fiera. (Vi ordino di andare QUI!)

 

Mercoledì 26, ore 20.

*Dropbox UPDATE, by Alessandro*

C:\Users\Marco\Dropbox\Onirica\Tavola 4\tav4_parziale.tiff

 

Alessandro: «Marco, sono arrivato qui. Mi manca solo la prima vignetta ma ho bisogno di altro tempo.»

 

imaecenas_mecenate_onirica_tavola4_incompleta

 

IO: «Altro tempo che non ne abbiamo Ale. Senti, facciamo una cosa… io comincio ad impaginare tutto, lasciando lo spazio vuoto per la vignetta 1. E parto anche coi balloons e con il lettering. Tu vai a dritto e chiudi quanto prima, ok?»

Alessandro: «Vai! Riaggiorniamoci verso le 22/22e30.»

IO: «Ok… Ale fai il prima possibile…»

 

Superate le 22e30… Forse anche le 23

 

IO: «Ale? Come sei messo? Perché io qua ho praticamente finito…»

Alessandro: «Insomma… sto procedendo ma ne ho ancora per un po’…»

IO: «Deh e come si fa? Ale domattina Iran deve trovare il file pronto sulla sua email, sennò non ci stampa la roba!»

Ancora IO: «Per quanto ne hai?»

(oramai sconsolato)

Alessandro: «Un paio di ore…»

IO: «Seee! E come faccio? Non posso fare nottata, domani devo lavorare!»

Alessandro: «Senti, possiamo fare una cosa…»

IO: «Cioè? Spara.»

Alessandro: «Te vai a dormire, e la nottata me la faccio io. Domattina ti svegli un pochino prima e trovi la vignetta finita. La monti e la invii.»

Ancora Alessandro: «Più che altro perché non vorrei farti stare sveglio per due ore quando poi in realtà ci metto di più…»

IO: «Stai scherzando spero…»

Alessandro: «NO.»

(non stava scherzando)

 

Avevo altra scelta?

NO.

 

IO: «Va bene.»

 

Giovedì 27, ore 05e15.

Guardo Dropbox.

 

C:\Users\Marco\Dropbox\Onirica\Tavola 4\tav4_vig1.tiff

 

imaecenas_mecenate_onirica_tavola4_vig1

 

Ho impaginato e montato il lettering fino alle 7e30.
Inviato il file via mail alla tipografia.
Lavorato fino alle 13.
Pausa pranzo mancata, per andare a ritirate tutto il materiale.
Lavorato fino alle 18.
Cambio gomme fino alle 19e30 per la partenza del giorno successivo.

La sera volevo solo morire.

 

Pertanto il consiglio è:

 

“Non lo fate mai raga!”

 

Come io non l’ho più fatto (e più lo farò).

Ecco, questa disavventura servì davvero per farmi comprendere che, oltre ad esserci molte cose che non andavano (se ancora non siete andati QUI! Ordino subito QUI! NOW!), era giunta l’ora di affrontare “di petto” la situazione.

Necessitavamo di una rivoluzione dal punto di vista organizzativo, in termini di metodo di lavoro, programmazione e anche di mentalità.

Non appena avrò l’occasione vi parlerò anche di questo, ma fra un po’…
Prima infatti mi preme chiudere in maniera adeguata (ovvero secondo il mio psicotico flusso logico) l’argomento TIPOGRAFIA, ed è ciò che infatti farò nel prossimo articolo.

Perché non so se avete notato che recentemente sto splittando gli articoli in due parti, un po’ per la mole di questioni da toccare, un po’ anche per la mia incapacità al momento di riuscire a condensare in un unico articolo, in maniera breve ma valida (che non vi fa venire il latte ai coglioni), tutto ciò che ho da dire.

Se avete consigli, scrivetemi! Sono ben accetti!

 

PS: la tavola dell’aneddoto per come poi fu presentata alla fiera.

 

imaecenas_mecenate_onirica_tavola4_v1

Tavola 4 – Versione 1.0

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