Presentazione

di Alberto Petrosino

7' di lettura

Iniziamo con il presentarci?

Io mi chiamo Alberto, sono un livornese trasferitosi a Prato nel 2016, scrivicchio qualcosa in qua e in là, sono laureato in Psicologia Sociale e delle Organizzazioni e non ho la più pallida idea di cosa raccontarti in questo Blog.

Sì, hai capito bene. Credo sia inutile girarci intorno, giusto?

Non sarà la presentazione più accattivante del mondo…
Di certo non la più intelligente… ma mi sembrava brutto cominciare un rapporto di conoscenza reciproca provando a “convincerti” che qui troverai qualcosa di ben definito (nella mia mente, mentre scrivevo questa frase, aleggiava la parola “venderti”… non è il termine giusto ma, in fin dei conti, almeno per come la penso ora, io sto scrivendo in questo Blog perché voglio che tu mi legga: questo presuppone che non posso rifilarti qualche frase buttata lì tanto per. Quindi devo confezionare un buon “prodotto” – quindi devo presentarlo al meglio – quindi devo… “Venderlo” bene? “Infiocchettarlo” a dovere? “Cuocerlo” a puntino? Domande… spunti di riflessione… vediamo, tra qualche contenuto, se avremo chiarito almeno questo dubbio).
Non so cosa raccontarti o meglio, non ho ancora ben chiaro quale sarà il filo conduttore in grado di accompagnare il nostro rapporto (chiamiamolo rapporto, tanto è gratis. Fingiamo di essere già legati in qualche modo l’uno all’altro. Magari sarà più facile incontrarci).

Fatto sta che questo è un Blog leggermente orientato al “mondo del fumetto” ed io, del mondo del fumetto, so poco o nulla.

Dopo questa interessante premessa, provo a ricatturare la tua attenzione e a stendere le basi per il cammino che mi accingo a compiere.

Leggo fumetti, questo sì, ma non li conosco.
Sfoglio pagine, sfioro storie, incontro personaggi di carta ma non li vivo.

Ecco, sì… credo che il punto sia proprio questo. Per quanti fumetti io abbia letto in vita mia, credo di non averne mai “vissuto” uno.

È un qualcosa difficile da spiegare.

Prendi il primo comics che trovi a portata di mano, aprilo ad una pagina a caso e fissa i tuoi occhi sul foglio che hai di fronte.

Cosa vedi?

Provo a far rispondere l’Alberto di un annetto fa (oh, te lo giuro, sono in biblioteca e mi son catapultato nella sezione fumetti per aprirne uno e fare ‘sta cazzata. Apprezza almeno lo sforzo):

In questa pagina ci sono tre uomini in piedi attorno ad un tavolo. Sopra a questo c’è un quarto uomo, ferito, privo di conoscenza. Due degli uomini in piedi stanno parlando, il terzo prende qualcosa da una borsa.”

 

Fumetto a caso di Batman (Ganzetto…)

Fumetto a caso di Batman (Ganzetto…)

 

E questo mio tentativo di descrivere la pagina credo sia già altamente “alterato” dal fatto che ne sto parlando con te. Cioè: l’Alberto di un annetto fa avrebbe letto semplicemente quelle scritte inserite negli ovali bianchi, dato un’occhiata all’immagine, girato pagina e proseguito oltre.

Alla fine sono convinto che avrebbe considerato “letto” il fumetto, e lo avrebbe accatastato tra le centinaia di altri fumetti “letti” in precedenza e finiti nell’antro in penombra dei ricordi (avevo scritto “buio” invece che “in penombra”, ma poi mi son reso conto che alcuni ricordi, rispetto ad altri, sono illuminati da una luce fioca).

Per farti capire cosa intendo, adesso, con “vivere” un fumetto provo a descriverti la stessa pag… ehm, tavola (e qui c’è il primo colpo di scena, amico mio!), con gli occhi dell’Alberto di ora (che è sempre miope, intendiamoci, ma forse comincia a non essere più cieco).

 

Batman - Il lungo Halloween

Batman – Il lungo Halloween

 

CAPITOLO 9, PAGINA 2-3 – NOTTE/INTERNO CASA WAYNE (FLASHBACK)

Vig 3) CAMPO LUNGO. Stiamo guardando la scena in soggettiva di BRUCE WAYNE bambino, come se fossimo affacciati dalla balconata interna del piano superiore. La quinta sinistra bassa della vignetta è tagliata in diagonale dalla balaustra di marmo (si intravede il pavimento del piano superiore). Al centro/basso/destra della vignetta, visto in diagonale alta, c’è un tavolo coperto da una tovaglia bianca. Alla sinistra del tavolo c’è il grande camino del salone, con il fuoco accesso che arde all’interno. Sopra al camino c’è un quadro in ombra che raffigura il mezzo busto di una donna. Attaccato al soffitto, proprio sopra al tavolo, si vede l’elegante lampadario di cristallo che sormonta l’intera scena (la luce è spenta). Sopra al tavolo è steso il corpo di un giovane CARMINE FALCONE ferito (indossa una camicia bianca sporca di sangue sul petto, e calzoni neri eleganti); ci sono due candelabri con le candele accese, una borsa da medico aperta e un astuccio (aperto) contenente strumenti chirurgici. A capotavola (visto dal davanti e nella parte destra della vignetta) c’è VINCENT FALCONE in piedi. Ha appoggiato il cappello avanti a sé e tiene entrambe le mani appoggiate sulla tovaglia bianca. Al lato sinistro del tavolo (rispetto alla nostra visuale) c’è THOMAS WAYNE in piedi. Guarda verso il corpo del ferito e si sta rimboccando le maniche della camicia come se fosse in procinto di mettersi a operare (ha il papillon slegato attorno al collo, e si è tolto la giacca). All’altro capotavola c’è una sedia. Al lato destro del tavolo (quindi di fronte a THOMAS WAYNE) c’è Alfred. Lo vediamo di schiena in leggero tre-quarti. È piegato in avanti, e sta aprendo una borsa da medico (identica all’altra) che è appoggiata sopra una sedia. La stanza è illuminata solo dalla luce del fuoco e dalle candele accese sopra ai candelabri. Sul muro alle spalle di VINCENT FALCONE si intravede l’ombra della balaustra, e la silhouette sempre in ombra di una figura umana piegata a spiare dietro la balaustra (è BRUCE WAYNE da bambino). In alto, nell’angolo sinistro della vignetta, si intravede la solita ombra della balaustra con dietro la silhouette del bambino nascosto.

DIDA (Alto sinistra): “… Suonava sempre il telefono. C’era un’emergenza medica da qualche parte.”

DIDA (Alto sinistra): “Doveva andare. C’era bisogno di lui. Non aveva scelta.”

DIDA (Alto sinistra): “Ma una notte suonò il campanello della nostra porta.”

BALLOON – THOMAS WAYNE: “Quest’uomo dovrebbe andare in ospedale. Non posso…”

BALLOON – VINCENT FALCONE: “NO.”

CINQUE BALLOON – VINCENT FALCONE: “Niente ospedali.” – “Se lo portassi in un qualsiasi posto pubblico…” – “Luigi Maroni, quell’animale, finirebbe il lavoro.” – “Mi può chiedere qualunque cifra, Wayne.” – “Ma salvi mio figlio.”

Ora: sarebbe bello farti credere che quando leggo un fumetto la mia mente lo vede nel modo in cui ti ho appena descritto questa tavola (mea culpa, sono ancora una sega nella sceneggiatura – nota il termine “ancora”, che indica un’aspirazione futura a diventare bravo – per ora accontentati di questo “Petrosiniano” e goffo tentativo).
Confesso che ho un tantino barato, e che ho perso un bel po’ di tempo per scrivere tutto il mappazzone di poco fa.

Però…

Però ci stiamo cominciando ad avvicinare al senso di questo post (e, attenzione attenzione, forse sto iniziando a capire perché mi son messo a scriverlo).

Sto crescendo. Muovo i primi passi in un mondo che, solo adesso, mi accorgo di aver scrutato da lontano con un bel paio di fette di prosciutto sopra agli occhi. Inizio un cammino che non so ancora dove potrà portarmi, ma che mi piacerebbe condividere con qualcuno. Magari con te…

Non so ancora cosa scriverò di preciso: quali saranno i punti cardine della mia rubrica (non parlerà solo di fumetti, questo è sicuro), le cose di cui discuteremo, gli appuntamenti che mi dovranno trovare pronto (c’è un tizio che si chiama Marco, ma che noi chiameremo con il nome in codice “SDD”, Spada Di Damocle, che tiene il fiato sul collo su tutti noi per farci rispettare consegne e quant’altro. Il fiato sul collo, devo dire, è un tantino spiacevole… ma la possibilità di avere un coordinatore con la testa sulle spalle che scandisce i nostri ritmi di lavoro dilatati nello spazio tempo è l’unico motivo che ci ha permesso di essere qua. Quindi “GRAZIE SDD” -te lo dico ora e poi non te lo dico più!- “GRAZIE!”).

Non so se riuscirò a catturare la tua attenzione… se “Il Mecenate” catturerà la mia… se tra un anno potremo dire che il nostro è un vero “rapporto”, o un semplice trascorrere di tempo perso.

Non lo so. Non posso prometterti niente: solo che proverò a darti un po’ di me, e a prendere un po’ di te.

Vediamo che succede: “tariamoci” a vicenda, parliamo, conosciamoci… Cerchiamo di capire se questa interazione autore-lettore possa trovare un equilibrio sulla nostra personale bilancia costi-benefici (per come la vedo io, il peso del mio scriverti è minore rispetto a quello del tuo leggermi… quindi, dato che odio sentirmi in debito, dovrò impegnarmi al massimo per restituirti quanto ti devo).

Incontriamoci…

Ridendo e scherzando, nel mentre, sembra sia venuto fuori una specie di post di presentazione. Immagino che esistano metodi assai più esaurienti, e di certo migliori, per raccontare “chi sei”… credo, però, che con questo non dirti praticamente niente di me, io ti abbia detto ben più di quanto mi aspettassi di rivelare.

Penso che tra le righe del non scritto, tu possa cominciare a farti un’idea di chi sia questo Alberto Petrosino.

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