UN’ORDALIA AL BUIO. (Prima parte)

di Alberto Petrosino

7' di lettura

È da un po’ che non ci sentiamo…

Mi piacerebbe raccontarti che ero oberato dal lavoro, sommerso dalle commissioni, indaffarato tra mille pagine da scrivere ed editare

Invece mi sono girato i pollici in attesa di… boh!

Diciamo che ho impiegato questo tempo post Lucca Comics per decidere come voglio muovermi nel prossimo futuro. Mi piacerebbe scrivere un altro libro, in primis, e stendere la sceneggiatura di un paio di progettini che abbiamo in cantiere per questo anno. E poi e poi e poi… ma davvero ti interessa tutto ciò?

Torniamo a noi, e al motivo per cui ti ho evocato…

Ti ricordi di quando ti ho accennato quel discorso sulla dittatura dell’immaginazione? No? Be’… sai cosa fare per metterti in pari. Dato che sono stato previdente e ho messo entrambe le cose nel solito contenuto (rinfrescati la memoria qui), fatti anche un mini ripassino riguardo la creazione di un personaggio, e lo studio di un character…

Poi, dato che ti sei trastullato per tutto questo tempo senza fare un bel niente (sì, proprio come me!), rivatti pure a leggere “Tra il dire e il fare c’è di mezzo il mare” per metterti in pari sul discorso “MerdoStoryboard” e di come essi vengono trasformati in qualcosa di buono dal sapiente lavoro di un disegnatore, e già che ci sei fatti una giratina sulla nuova vetrina “Le sfide del Mecenate”

Quando sei pronto prosegui pure con la lettura…

Dai, cavolo, lo so che non hai fatto niente di quello che ho chiesto! Va be’, ‘sti cazzi… ti do il permesso di proseguire:

Quella che vorrei provare a lanciare, tra squilli di trombe e bandierine svolazzanti, è un’ordalia tra diversi disegnatori (con stili diversi, approcci diversi e visioni diverse), anticipata da una sfida che lancio a me stesso.

Non sai a cosa mi riferisco con il termine “ordalia”? Vedi che ti avrebbe fatto bene un ripassino generale?

Comunque… era da un po’ di tempo che mi frullava in mente questa idea, e finalmente sono riuscito a metterla in pratica (o meglio, ho dato il via al tutto sperando di non venire “cagato zero” da quelli che dovrebbero accompagnarmi durante questa breve avventura).

Provo a spiegarmi meglio: come ben sai, e dovresti vergognarti se ancora non lo sai dopo tutti i miei avvisi di andare a ripassare i vecchi contenuti (ARGH!), negli ultimi tempi ho tentato di approcciare la trasposizione in fumetto di un romanzo. Diciamo che sono stato abbastanza agevolato nel compito, perché il romanzo era un mio inedito e ne conoscevo alla perfezione i momenti, il ritmo della narrazione, i personaggi ed il contesto entro il quale essi si muovevano. Non è stato facile, questo no, ma mi sono sentito a mio agio come non pensavo sarebbe stato possibile. Sono passato dalla definizione dei Character alla stesura del primo capitolo di sceneggiatura in un battibaleno, e quando ho visto le tavole complete del disegnatore, così affini a quella che era stata la mia visione durante la scrittura del romanzo in questione (circa 4 anni fa), mi sono sentito appagato.

 

Ciò che avevo soltanto immaginato poteva ed era stato reso reale da qualcuno che lo aveva letto e immaginato a sua volta.

 

Ora: comincio a pensare che la cosa più bella per uno scrittore (è solo un’ipotesi, bada bene… in fin dei conti non mi sento tale) sia il rendersi conto che ciò che ha “visto”, tradotto in parole e donato al lettore possa essere reso reale dalla mente di quest’ultimo. Ecco: per me vedere ciò che immagino tradotto in realtà dall’abile mano di un disegnatore, ad ora, racchiude il concetto che ti ho appena espresso. È un qualcosa di tangibile, se capisci cosa intendo…

Comunque tentare la trasposizione in sceneggiatura per un fumetto di un mio lavoro mi è sembrato abbastanza semplice, così ho deciso di provare a farlo con un testo scritto da un altro autore.

Sì, è proprio come pensi: voglio provare a diventare a mia volta una specie di dittatore dell’immaginazione… e, dato che non voglio prendermi tutta la colpa di ciò che potrebbe venire fuori (naturalmente, in caso di esito positivo, ogni onore e gloria andrà esclusivamente a me!), ho deciso di mettere su una piccola banda di malfattori senza scrupoli desiderosi di prendere parte a questa sorta di misfatto.

Vittima designata per ‘sto crimine legalizzato (vi assicuro che è pienamente consenziente) è lo scrittore salernitano Antonio Lanzetta, il quale si è reso disponibile a concedermi di lavorare su una delle sue creature: il nerissimo romanzo “IL BUIO DENTRO”, edito da La Corte Editore nel 2016.

Dato che fino a qui sei stato costretto a leggerti già un bel mappazzone di roba, direi di concludere questa prima parte del contenuto fornendoti una breve biografia di Antonio, e la quarta di copertina del suo romanzo in modo che tu possa cominciare a farti un’idea di quello che troverai nel prossimo contenuto (ebbene sì: se vorrai saperne di più ti costringerò a tornare su questa vetrina).

So che una presentazione di questo tipo potrebbe risultare un po’ impersonale, ma vorrei davvero farti entrare a piccoli passi nella sfida (o ordalia, come abbiamo deciso di definirla data la sua complessità), in attesa che essa si evolva attraverso i vari passaggi di un lavoro di squadra (via, su… ti terremo compagnia per tre o quattro appuntamenti… che sarà mai?).

Comincia a dare un occhio al “soggetto” in questione, consapevole che io tenterò di catturare un momento, una scena, un attimo significativo del romanzo traducendolo in sceneggiatura (spiegato in soldoni, due tavole!), e che tre prodi disegnatori dei quali per adesso non svelo il nome (ma sì… le iniziali te le suggerisco: V.C.G.LA.S) la interpreteranno secondo la loro visione ed il loro stile.

 

IL BUIO DENTRO

Il corpo di una ragazza viene ritrovato appeso ai rami di un albero. Il filo spinato scava nei polsi e nella corteccia di un vecchio salice bianco. Le hanno tagliato la testa e l’hanno lasciata sul terreno solcato dalle radici, gli occhi vuoti ora fissano quelli di Damiano Valente. Lui è lo Sciacallo, un famoso scrittore specializzato nel ricostruire i casi di cronaca nera nelle pagine dei suoi libri. Nessuno conosce il suo aspetto, e per Damiano questa è una fortuna: il volto deturpato da cicatrici e quella gamba spezzata che si trascina dietro come un fardello non sono trofei che gli piace mettere in mostra. Lo Sciacallo è un cacciatore che insegue nella morte le tracce lasciate dall’assassino della sua amica Claudia. Un omicidio avvenuto nell’estate del 1985, quando lui era solo un ragazzino con la passione per la corsa e amici in cui credere. Un omicidio che gli ha cambiato la vita. Trentuno anni dopo, Damiano ritorna ai piedi di quel maledetto salice bianco, per dare una risposta a quella sua ossessione che come una ferita pulsante gli impedisce di andare avanti. Con lui ci sono gli amici di un tempo, le cui esistenze si intrecciano inesorabilmente nella dura e cruda scoperta della verità. Portandoli a rivivere le emozioni di una folle estate che ha segnato le loro vite per sempre.

 

Il buio dentro, La Corte Editore, 2016

ANTONIO LANZETTA

Con WARRIOR e REVOLUTION, sempre pubblicati per La Corte Editore, ha conquistato pubblico e critica, rivelandosi autore capace di tenere incollati i propri lettori dalla prima all’ultima pagina. Nel 2015 con il racconto thriller NELLA PIOGGIA, finalista al premio Gran Giallo di Cattolica è arrivato al primo posto della classifica dei racconti più venduti su ebook. Con questo romanzo cambia genere, ma si conferma uno dei più talentuosi scrittori italiani della nuova generazione.

 

Antonio Lanzetta

 

Nel corso del prossimo appuntamento, oltre a presentarti meglio Antonio Lanzetta e i miei tre complici, ti mostrerò quanto in basso possano giungere gli abissi dell’arte fornendoti in prima visione i miei Merdastoryboard, e la sceneggiatura in questione.

Dato che sono magnanimo e generosissimo, ti dono un’altra piccola anticipazione attraverso la descrizione del protagonista del romanzo, Damiano Valente soprannominato “lo Sciacallo”, scritta da Antonio per permettere ai disegnatori di identificare il personaggio nella loro mente e farne un Character design:

 

DAMIANO VALENTE, LO SCIACALLO

Damiano Valente ha una gamba spezzata e cammina con un bastone. Sul lato destro della faccia ha le cicatrici per un incidente avuto da ragazzino, che gli deturpano la guancia e un occhio. È uno scrittore, cammina reggendosi al bastone e ha un impermeabile tipo quello degli ispettori di polizia. Esteticamente lo immagino come l’attore Lo Cascio. Magro, faccia a topo, l’occhio guasto che lacrima sempre…

 

“Occhi scuri e capelli del solito colore tagliati a mezza lunghezza,
che gli cadono con un ciuffo sulla fronte.”

 

Stai all’erta, caro amico, perché in questi giorni potresti ricevere una sorpresa sulla pagina Facebook di iMaecenas!

 

CONTINUA…

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