UN’ORDALIA AL BUIO. (Ultima parte)

di Alberto Petrosino

8' di lettura

…e, ridendo e scherzando, siamo arrivati all’atto finale di quella che si è rivelata una vera e propria cavalcata verso…

Verso cosa?

La conclusione di un qualcosa di bello (almeno per me, sia chiaro) mi lascia sempre con un po’ di amaro in bocca. È il viaggio che io adoro, non la destinazione… per quanto fantastica essa possa rivelarsi.

Non voglio esprimere alcun giudizio sul risultato che abbiamo raggiunto, non è questo che mi interessa. Sono appagato e soddisfatto del percorso che ho intrapreso con i tre coraggiosi autori che si sono prestati a questa sorta di esperimento creativo, e ciò mi basta e mi avanza…

Ma ‘sticazzi! Ma a chi voglio raccontarla? Bla bla bla bla bla…

 IL RISULTATO FINALE MI PIACE DI BRUTTO!

 

Non sapevo fino a dove avrei potuto arrischiarmi in questa ordalia, e a mano a mano che siamo andati avanti è cresciuto di pari passo il mio desiderio di vederne la meta (sì, ‘fanculo il viaggio per questa volta! Dall’ultimo contenuto a oggi non c’è stato giorno in cui non abbia bramato la consegna delle tavole concluse. Sono stato roso dal demone della curiosità, porcaccia la miseria!).

Ecco: dopo tutto questo macinare di caratteri, disegni, idee e chiacchiere sembra che siamo arrivati da qualche parte; lascio a te, amico mio, determinare dove…

Tranquillo, tranquillo… non mi dilungherò oltre… mi sembra giusto lasciare spazio alla scena iniziale de “IL BUIO DENTRO” di Antonio Lanzetta, edito da LA CORTE EDITORE, della quale mi sono divertito a tentare la trasposizione in sceneggiatura condensandola in due tavole di fumetto, e ai disegni di Vito Coppola, Alessandro Squadrito e Giovanni Luisi!

Tra diversi stili a confronto.

Tre diversi modi di interpretare un’unica idea.

Tre diversi dittatori dell’immaginazione (quattro, contando anche me!) capaci con la loro arte di dar vita, essenza, dimensione e realtà alla visione di uno scrittore.

 

IL BUIO DENTRO

 

SCENEGGIATURA:

TAV 1: Esterno-Notte-Bosco

Vig 1: Striscia. PRIMO PIANO su due mani di donna al centro della vignetta. Le mani sono legate tra loro all’altezza dei polsi (la cornice bassa della vignetta non permette di vedere oltre), e sono appese a un cavo di filo spinato. Il cavo scende dalla parte alta della vignetta (è a sua volta legato a qualcosa che non si vede). Le dita delle mani sono sporche, con le unghie spezzate. Ai lati delle mani sembrano scendere dall’alto della vignetta i rami tipici di un salice. In sottofondo è buio.

DIDA (alto sinistra): ne hanno già ammazzata una in questo modo…

DIDA (basso sinistra): …trovarono una donna su queste montagne. Era scomparsa da settimane…

Vig 2) Striscia. PRIMISSIMO PIANO sugli occhi aperti di una donna. Gli occhi sono spalancati e vitrei (sono gli occhi di una morta). L’inquadratura cattura solo la striscia di volto degli occhi, con la curva del naso, una piccola porzione di fronte e le sopracciglia scure. Ai lati della vignetta si intravedono i capelli neri. Sulla pupilla destra (ovvero alla sinistra della vignetta), sta camminando una mosca. Un’altra mosca si trova sulla fronte. Sotto gli occhi ci sono occhiaie scure.

DIDA (alto sinistra): …sono cresciuto a Salerno. Ricordo bene il telegiornale.

DIDA (basso destra): Sì. Era l’estate dell’85.

Vig 3) Striscia. PRIMO PIANO, frontale, sul volto di DAMIANO VALENTE. Sta guardando verso di noi. La parte destra del viso è butterata dalle cicatrici: la curva delle labbra tirata a causa della vecchia ferita, dall’occhio guasto (spalancato in modo innaturale rispetto all’altro) scende una lacrima. I capelli sono appiccicati alla fronte a causa del sudore. In sottofondo è buio.

DIDA (alto destra): Inutile cercare. Non troverete nulla. Niente che lui non voglia farvi vedere.

DIDA (basso sinistra): E tu che ne sai?

Vig 4) Striscia. PRIMO PIANO (o CAMPO MEDIO) su due gambe di donna nude, frontali, sporche e ferite. La vignetta è come se fosse il proseguo della Vignetta 1. Le gambe penzolano nell’aria (il corpo è appeso). L’inquadratura mostra le gambe da metà polpaccio alla punta dei piedi. Si deve capire che sono sospese nell’aria. All’altezza delle caviglie si distinguono i segni lasciati da catene strette a sangue. Degli ematomi costellano la pelle. Nell’aria ronzano le mosche (una mosca cammina sul piede sinistro). Ai lati, come in vignetta 1, si vedono scendere i rami del salice (sarebbe bene che il numero di rami e la posizione fosse la stessa in entrambe le vignette). In sottofondo è buio.

DIDA (centrale destra): è così che ha fatto trent’anni fa.

 

 TAV 2: Esterno-Notte-Bosco

Vig 1: SPLASH. TOTALE. AL VIVO.

In quinta sinistra si vede una porzione del tronco del salice bianco, che segue tutta la lunghezza della vignetta quasi a farne la cornice sinistra. In alto i rami del salice si allungano verso destra, formando la cornice alta della vignetta e piegandosi poi verso il basso. In basso, che affiorano dal terreno, si vedono le radici del salice.

Centrale, appeso per i polsi tramite il filo spinato ad un ramo del salice, si vede il corpo nudo di una donna che penzola nell’aria (è lo stesso di vignetta 1 e 3 di tavola precedente). Lo vediamo da dietro, come se ci trovassimo alle sue spalle. La pelle della donna è costellata da lividi e ferite, e la testa è stata mozzata dal corpo. Direttamente sotto al corpo penzolante, poggiata sul terreno, si vede la testa della donna (si vede di ¾, quindi si distingue a malapena il volto). Tutto attorno al corpo e alla testa volano le mosche.

Sempre centrale, in sottofondo rispetto al corpo e chinato vicino alla testa, c’è un carabiniere in uniforme. È piegato sulle gambe, con il braccio sinistro poggiato al ginocchio. Sta guardando verso la testa e la illumina con una torcia che regge nella mano destra. Alla sinistra del carabiniere piegato ce ne è uno in piedi, visto frontale, che sta fotografando la scena. Alle spalle dei due carabinieri si intravede un rudere in pietra: una bassa costruzione dal tetto sfondato, le cui pareti sono ricoperte da piante rampicanti.

Sulla destra della vignetta vediamo DAMIANO VALENTE in piedi, appoggiato al suo bastone (lo tiene con la mano destra), vestito con l’impermeabile. Sta guardando verso il corpo. Ai suoi piedi si vede una valigetta 24 ore chiusa.

Alla sinistra di DAMIANO VALENTE, anche lui in piedi, c’è un commissario dei carabinieri. Ha entrambe le braccia poggiate ai lati del corpo e sta osservando la testa mozzata. In bocca tiene una sigaretta spenta.

INSERT 1: “MEZZO BUSTO” sul corpo della donna visto frontale (leggermente dal lato destro). SI vedono le braccia che vengono tagliate dalla cornice alta dell’insert poco sotto ai polsi (come se fosse il proseguo visto da più lontano di vig 1 di tavola precedente), il moncherino là dove manca la testa mozzata, il seno nudo e una porzione di sterno. Il sangue incrostato che è sgorgato fuori dalla ferita è scivolato giù a macchiare la pelle fino sotto le ascelle. Sul seno destro si vedono i segni di un morso. Lividi e escoriazioni un po’ ovunque. Le mosche volano nell’aria.

INSERT 2: PRIMO PIANO (questa volta frontale) sulla porzione di corpo che va da poco sotto lo sterno alla parte superiore della coscia. Si vede il ventre della donna, evidentemente magra e denutrita, e il pube. Lividi e escoriazioni un po’ ovunque. Ancora mosche.

INSERT 3: PRIMISSIMO PIANO sul volto di DAMIANO VALENTE (visto dal lato sinistro, quindi non da quello con le cicatrici). Sta guardando leggermente verso l’alto (ovvero punta verso INSERT 1).

INSERT 4: PRIMO PIANO sul viso del commissario dei carabinieri visto frontale. Sta guardando verso la testa mozzata. Ha la sigaretta spenta che gli penzola dalle labbra.

INSERT 5: PRIMO PIANO sulla testa mozzata della donna. La testa è appoggiata al suolo, dritta. Gli occhi sono spalancati e vitrei, i capelli scuri e sporchi appiccicati ai lati del volto. Dalla bocca aperta si vede la lingua. All’altezza del collo si vedono dei brandelli di carne ed il terreno è sporco di sangue rappreso. Ha un livido scuro sulla guancia destra, e un paio di mosche che le camminano sul viso.

 

ALESSANDRO SQUADRITO

 

 

***

 

VITO COPPOLA

 

 

 

***

 

GIOVANNI LUISI

 

 

“That’s all Folks!”

 

P.S. – Nelle tre versioni della seconda tavola, potresti notare alcune differenze tra le divise degli “uomini delle forze dell’ordine” che circondando Damiano Valente. Non è stata una cosa voluta (come altri particolari che invece sono stati modificati di proposito). Diciamo che la “dittatura dell’immaginazione” mi aveva preso un po’ la mano, facendomi vedere cose diverse da quelle che erano state pensate nella realtà (la discrepanza poteva emergere già dal confronto tra le pagine di testo e la sceneggiatura messa nel precedente contenuto. Damiano Valente, nel libro, è infatti in compagnia di alcuni poliziotti e del commissario di polizia De Vivo… i carabinieri sono frutto della mia immaginazione, ma si erano radicati così in profondità nella mia visione della scena da non crearmi alcun dubbio durante la stesura della sceneggiatura). Mi sono accorto del disguido all’ultimo secondo, durante una revisione in extremis del testo originale, e là dove è stato possibile siamo riusciti a effettuare una modifica al photo finish! Capita anche questo, durante un passaggio da “testa” a “testa”: mi piace vederlo come elemento formativo di questo bellissimo esperimento.

P.P.S. – Al termine di tutto mi sembra doveroso dire grazie ad Antonio Lanzetta, per aver prestato la sua opera all’interpretazione di un gruppo di “estranei”. Spero che il risultato finale abbia soddisfatto le sue aspettative.

Ringrazio Alessandro Squadrito, Vito Coppola e Giovanni Luisi per aver allietato la corte de “Il Mecenate” con la loro abilità.

Ringrazio te, amico mio, per avermi letto. Se questa sorta di avventura a puntate ti è piaciuta, o se vorresti che essa venisse riproposta andando magari a variare i termini e gli attori della disfida, non devi far altro che battere un colpo inviandoci una email, o scrivere le tue impressioni sulla pagina Facebook di iMaecenas.

 

La tua voce, più della mia, è linfa vitale per questo progetto.

 

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